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Un piccolo aiku. Così, per ricominciare. Daje ora. Daje tutti.
Sudava. L’inquietitudine era cominciata al bancone del gelato. Una coppia normale stava scegliendo il gusto giusto per il dopo cena. Lui erano settimane che mangiava in piedi con Andrea alla pizzeria di Piazza Sempione. E adesso? Tutto intorno il mondo si beava di girare come se nulla fosse. La GS era un continuo fiorire di persone alla ricerca di qualcosa di fondamentale. Lui se ne stava in mezzo. Un coglione. Insomma era ricominciato. Il solito casino della sua vita negli ultimi anni. Si risvegliava in un posto qualsiasi. Stanco. Scazzato. E non sapeva perché se ne stava lì. Non riusciva a capire perché gli altri fossero così tranquilli. Lui sentiva solo pericoli. Ovunque. Non ce la faceva. Non ce la faceva proprio a stare fermo. A mettere i piedi per terra. Era appena ritornato. Grandi feste. Tutti intorno. All’università poi manco a parlarne. “ma insomma dicce un po’…”.
“e chevve devo di…”.
Era chiaro. Era ora di ripartire. Un’altra volta. Ma stavolta doveva essere quella giusta. Si vedeva già. La domenica mattina niente risvegli paradossali. Ma qualcuno vicino a cui sussurrare che era ora di andare a correre. O magari dei figli…
Fece un grosso respiro. Bisognava trovare dell’affettato che non marcisse dopo due giorni. Del pane da non usare come oggetto contundente allo stadio. Forza. Dai. Manca poco, si disse.
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Molto bello, fratellino. Struggente direi.
Commento di jackmccoy ottobre 11, 2009 @ 2:23 pm