Gli Alleati


Can I get a witness? by jackmccoy
maggio 24, 2010, 3:03 pm
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“Ma che cazzo gli prende a ‘sti pischelli?”

Il Commissario Spadoni non potè trattenersi dal piantare un pugno sulla scrivania di legno marcio del suo ufficio. Ancora non era riuscito a venire a capo dell’assurdo omicidio della studentessa fuori sede - ”Francesca” come ormai la chiamavano i giornali nazionali e locali nel consueto, ributtante tentativo di adozione post-mortem – che ora gliene capitava un altro tra capo e collo, apparentemente ancora più assurdo.

Tre ragazzi “fatti fuori barbaramente accanto a una Nissan Micra sotto la maestà del Colosseo Quadrato” (Il Messaggero), sfigurati da un arma da taglio, un rompighiaccio, un punteruolo o un cacciavite (la Polizia Scientifica), con le “forze dell’ordine che brancolano nel buio” (Il Tempo) in cerca di uno straccio di indizio che non si trova (Spadoni). Sembrava un regolamento di conti, o forse una vendetta. Magari per un po’ di roba non pagata, per una truffa o uno sgarro di quelli che non si dimenticano. Forse un apprezzamento pesante ad una donna? Storia di corna? Spadoni sembrava non crederci molto.

Non riusciva a capacitarsi: sembrava un perfetto mix tra un assassinio freddamente progettato – di notte, col diluvio, in una zona quasi sempre isolata, con le tre vittime annebbiate dalle canne – ed il raptus da manuale, con l’oggetto contundente ripetutamente e nervosamente conficcato nelle carni dei ragazzi. La forza sovrumana tipica dei “pazzi” e la spaventosa lucidità del killer. Il Commissario continuava a pensare anche all’omicidio della ragazza e non poteva che constatare l’assenza totale di elementi in comune, di “punti di convergenza” come gli avevano insegnato alla Scuola di Polizia. Tranne due: la ferocia dell’assassino o degli assassini e la preparazione quasi chirurgica dell’omicidio. Era poco per collegare i due fatti, certo. Ma non riusciva a togliersi dalla testa questa idea.

Era come se l’assassino o gli assassini avessero preparato una “location” perfetta, sicura, al riparo da sguardi indiscreti, dove poter scaricare il suo odio, la sua rabbia, la sua “potenza”. Difficile che una persona sola potesse fare tutto questo macello. Probabilmente c’erano dei complici o anche solo dei “pali”. Se solo ci fosse stato un indizio su cui lavorare e…

In quell’istante entrò Martucci, barba non fatta, occhiali da sole, chewing gum alla fragola in bocca, sventolando con aria sorniona un pezzo di carta. Notando con certo disappunto le impronte di dita sporche di inchiostro che trasparivano dal foglio, Spadoni tese il braccio: “Che c’hai da ride’, zingaro? Sei riuscito a fare quella lista?” “A Commissa’, l’ho mai cojonata?” “Devo rispondere?” “Vabbe’, vabbe’, lasciamo perde…ho parlato con il proprietario del locale, con il dj e un paio di bariste…mi hanno detto che una delle tre vittime aveva avuto una discussione con un tizio…che però se la sarebbe fatta sotto e se ne sarebbe andato…questo tizio stava con un gruppo di amici…e pare che accanto a lui abbiano visto per molto tempo una ragazza dark..” “Una ragazza..che?” “Una dark – fece Martucci un po’ stizzito – una de quelle che se vestono sempre de nero, con trucco pesante, etc.” Spadoni annuì. Gli sembrava di ricordare di aver visto alcune amiche della figlia rispondere alla descrizione di Martucci. “Ok, vai avanti.” “Beh, mi sono dato un po’ da fare e…” “E?” “E ho trovato dei nomi…sono su questa lista…il tizio, gli amici suoi, la ragazza dark..ho pensato che potremmo sentire da questi pischelli se hanno notato qualcosa…visto o sentito qualcuno che…” “Bravo zingaro…sei un fenomeno.” “Grazie capo..ormai me conosce…” “Sì, sì, ma non abbiamo ancora concluso nulla. Dai, comincia a chiamare i ragazzi e a farli venire in Commissariato. Magari comincia con la ragazza…di solito sono quelle più serie, più disposte a collaborare, forse ci dà una mano…” “Ok. Je faccio sape’…” “Sì, alla svelta però..”

Martucci uscì e chiuse la porta senza guardare. Spadoni si sentì un po’ più rilassato. Aveva finalmente qualcosa su cui cominciare a lavorare, almeno sul secondo delitto. Ma il primo non gli usciva dalla testa. Nessuno nel palazzo si era accorto di niente; nessuno aveva visto la ragazza rientrare; nessuno aveva sentito grida o urla. Niente di niente. Ma, com’era quell’espressione? Ah sì, modus operandi…sì, quello proprio non lo convinceva e sembrava portarlo dritto dritto al secondo omicidio. Doveva imporsi di non dirlo a nessuno. Nessuno lo avrebbe seguito su questa strada senza uno straccio di prova.

Guardò fuori dalla finestra. Pioveva meno forte, ma il cielo era sempre uniformemente plumbeo. Qualche stralcio di azzurro era comparso qua e là in mattinata, ma ora… Pensò che quella città era insopportabile con la pioggia. Assumeva un tono cupo, funereo. Metteva quasi paura.

Cinque minuti dopo, Martucci rientrò senza bussare. Aveva lasciato fuori l’aria da furbetto di prima. La faccia era di cera. Gli occhi erano bassi. La bocca leggermente increspata. “Commissario…” “Che c’è Martucci? La ragazza non vuole venire?” “No, è che…non può…” “Come non può!?!” sibilò Spadoni. “E’ morta, Commissario…si è suicidata ieri mattina…impiccata.”

Spadoni sgranò gli occhi. Non disse nulla. “Io provo con gli altri…” disse Martucci sentendosi un idiota. Uscito lo zingaro, il vecchio Commissario rimase sgomento a guardare fuori dala finestra. Pensò a sua figlia, alle amiche dark, alle loro serate in discoteca, alle persone che incontravano, magari tra quelle…

Guardò di nuovo la pioggia. E per un istante, dopo anni, ebbe paura.


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