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“sto gran fijo de na mignotta…”, sbiascicava lento lo stronzetto numero uno. Notazione a margine: bocca piena di sangue.
Stava buttato per terra, la sua puttanella a sorreggerlo come gesu’ cristo.
“…so scappati, sti stronzi, ma tanto li ripijamo… miichi… ndo cazzo stai”, la puttanella dello stronzetto numero uno era in gran forma, nessuna partecipazione fisica alla rissa, massima partecipazione emotiva. Michi, in prima ipotesi michela, altra zoccola da macellaro, stava al cellulare, chiamava a raccolta gli altri coglioni.
“…to detto che ve dovete sbrigà, Francesco sta pe terra, l’hanno preso alle spalle sti stronzi, si so scappati, si, mo che cazzo voi che faccio che me metto a rincorrerli… sto cojone… VE DOVETE MOVE!!!”
Cazzo, pensò, che signora. Basta, era ora de movese.
“…allora non se semo capiti, VITTORIO, DEVI VENI’ QUA’ E PURE ALLA SVELTA CHE DOVEMO DAJE NA LEZIONE A…”
“a sto cazzo!”, via il cellulare e, prima che la troia potesse dire qualcosa, tesserino della mobile.
“Vittorio… te chiami Vittorio no?!?… bono, bono, è inutile che parli a cazzo, statte carmo, sono un commissario della mobile… prendi nota… FATTI I CAZZI TUOI, understand?!?… bene… ciao Vittorio, saluta a casa, ciao…”.
Il silenzio perfetto. Sguardi di malcelato odio, tutto finito.
Adorava quei momenti.
“Pedrini…”
“Capo…”
“allora… cerca di capire dove sono finito gli stronzi che sono scappati…ok?”
“ok…”
“stronzolo…”
“si…”
“accertati che ‘sti imbecilli vadano al fatebenefratelli alla svelta… levameli da davanti…”
“hai capito il capo della mobile, guarda che noi le abbiamo prese…”
“stronzolo… ALLA SVELTA….”
Roma, Trastevere, sabato sera. La solita rissa tra quattro stronzi e quattro mignotte di bassa lega. La cosa fondamentale era risolvere tutto alla svelta. Veloce. Due secondi e passa la paura.
Prese una sedia da terra di quelle che gli stronzi si erano lanciati addosso e si sedette sereno.
“capo…”
“si…”
“abbiamo preso i tre stronzi, stavano su Ponte Sisto, erano tornati indietro pe vedè come stavano andando le cose… cotti e magnati…”
“bene… ambulanza e tutti in pronto soccorso, ora”
Il buon Pedrini si avvicinò a Gesù di Nazareth, “bene, su… su… arzate gesù cristo che andiamo in Ospedale, forza…”
“Pedrini…”
“si…”
“dividili, se ricominciano, gonfiateli, tutti…”
Disse l’ultima parola occhiando alla troietta che accompagnava lo stronzetto numero uno. In cambio, uno sguardo da deficiente senza scusante. Era pure un mezzo cesso e quel coglione ci va a ficcasse in una rissa per lei.
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